Come sono diventato un Osteopata

La mia storia, gli studi e la realizzazione emersa dalle infinite lezioni che la vita mi ha impartito.

In questo spazio così delicato, così pieno, ma anche così facile da perdere possiamo generare vita e possiamo metterci a disposizione della vita affinché ci venga dato il permesso di creare qualcosa di magnifico. 

Il Nostro Viaggio - Il Mio Miglior Augurio

Immagina...  

Immagina di camminare tra le strade colorate della tua città preferita - io mi immaginerò a Lisbona- 

Immagina questa danza: puoi sentire i rumori dalla strada, il chiacchiericcio della gente al bar, le tazzine di caffè che sbattono. Ora inizi a salire percorrendo una stradina meno battuta e cominci a udire qualcuno che cucina, assapori il profumo speziato del couscous, e gradualmente ti senti sempre più aperto alla vita, fino a che… non sei completamente lì, avvolto da un’aura di morbidezza. Tutto sembra uguale a prima, ma allo stesso tempo i colori sembrano più accesi e i profumi stuzzicano i tuoi ricordi mentre ti aprono al desiderio. Un respiro un po’ più lungo e sospeso ti trascina nel corpo dove cominci ad accorgerti di tutto quello che va al di là di quello che puoi vedere. 

Sei lì, a contatto con le tue sensazioni e senti tutto il piacere del tuo corpo pulsante che fluisce con morbidezza mentre cammini. Sei totalmente lì, dove si svolge il grande piacere della vita, sempre in bilico tra quello che puoi vedere e tutto quello che puoi sentire. 

In questo spazio così delicato, così pieno, ma anche così facile da perdere possiamo generare vita e possiamo metterci a disposizione della vita affinché ci venga dato il permesso di creare qualcosa di magnifico. 

Dalla mente al corpo, e oltre.

Della mia vita nella mente ricordo che non sapevo mai cosa dire né cosa fare, avevo perso la mia spontaneità e tutto quello che potevo aspirare a sentire era il rumore ingombrante dei miei pensieri. E allora cercavo una fuga nella solitudine o nell’eccitazione. Ma quando ero solo potevo solo sentire la tristezza di sentirmi veramente solo e quando ero nell’eccitazione del fare, nel fuori, potevo solo sentire il senso di colpa per essermi tradito, per essermi allontanato un po’ da me, per non riuscire a dire o fare quello che veramente avrei voluto perché fondamentalmente non conoscevo a fondo quello che sentivo, né sapevo cosa significasse avere fiducia nel mio sentire a tal punto da agire secondo le sue vie.

Vorrei ora tracciare delle linee comuni a tutti noi, che in un modo o nell’altro ci siamo sentiti, almeno per un periodo, imprigionati nella nostra testa. Quando cresciamo o viviamo in un ambiente in cui non ci sentiamo comodi, non ci sentiamo caldi, accolti, compresi, visti, nutriti, coccolati ad un certo punto decidiamo di scappare dal corpo e dal sentire. Facciamo questa scelta importante che sì, magari non ci fa soffrire per un po’, ci anestetizza qua e là, ma dovremmo sapere che si porta via anche il nostro cuore, la nostra capacità di amare e di darci. Crescendo dobbiamo veramente chiederci se valga ancora la pena restare su quella decisione o piuttosto riaprirci al nostro cuore.

La mia formazione accademica ha seguito questa direzione di ricerca; mi sono laureato in psicologia e successivamente ho intrapreso gli studi per diventare Osteopata.

E nel frattempo la vita ha fatto il resto: mi ha modellato, con qualche schiaffo e con qualche carezza, aiutandomi ad entrare sempre più in profondità dentro di me, nella mia autenticità e nel mio potere. Non potevo essere uno psicologo come gli altri, (non ricordo quasi nessuna teoria che ho studiato,) e non potevo essere un osteopata come tanti altri, perché non mi entusiasmavo abbastanza al suono di uno scroscio articolare. Per questo ho sofferto sentendomi a volte sbagliato. Ma poi ha iniziato a farsi spazio il piacere e l’ebbrezza di fare a modo mio.

Maldestramente, teneramente si è fatto strada in me un modo di lavorare e di avvicinarmi agli altri che è sempre più mio e che è sempre più è lontano da quello che ho appreso, seppur nutrito profondamente da tutti gli insegnamenti che ho ricevuto. Ho sempre meno voglia di ripetere i gesti o le parole di altri, semplicemente perché mi annoierei terribilmente. Ho bisogno di creare continuamente qualcosa di nuovo. Ricerco questo spirito creativo nella mia vita, nei miei trattamenti e anche per questo aiuto gli altri ad iniziare ad intendere la propria vita e la propria professione come uno spazio in cui possono creare qualcosa di unico. Perché in fondo credo che creare sia una delle migliori assicurazioni che potremmo mai fare per il nostro futuro. Creare ci tiene lontano dai guai.

Per tutti questi motivi e forse anche per qualcosa che ancora non so, che forse devo scoprire, essere in pace con il proprio corpo è così importante. Ci sono memorie inimmaginabili che possono essere risvegliate, abilità, doni, ricordi, desideri, visioni. E quindi in un trattamento osteopatico, alla fine del percorso, l’unica cosa che mi interessa veramente non è tanto la bramata risoluzione del sintomo, ma il fatto che tu abbia potuto sperimentare il piacere e la dolcezza di essere con te senza paura. Perché solo da questo spazio possiamo puoi veramente iniziare a creare attingendo a tutte le tue risorse.

                                                                                                                            

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